I Racconti Dello Stomaco

Il mondo con gli occhi e la fame di un gastronauta

Una gita a… Visso

Il comune di Visso si trova all’interno del parco Nazionale dei Monti Sibillini, alla confluenza tra  il fiume Nera e il torrente Ussita. Il nome deriva dal latino Vicus cioè villaggio, originariamente accompagnato dall’aggettivo “Elacensis” ovvero rispettabile. Questo ci ricorda  l’importanza che in passato ha ricoperto questo piccolo centro abitato e che ancora oggi è testimoniata dallo splendore dei suoi palazzi rinascimentali arricchiti da portali monumentali decorati da bassorilievi e iscrizioni. Sulla piazza principale spiccano, da un lato, la collegiata di Santa Maria e la chiesa di Sant’Agostino, mentre dall’altro è dominata dai palazzi “Dei Priori” e “Dei Governatori”. All’interno della collegiata di Santa Maria si celano stranezze e tesori oltre ai pregiati affreschi di Paolo da Visso si possono vedere strani simboli massonici scolpiti sul pavimento, una stupenda acquasantiera in pietra e una statua della Madonna Nera che vantava poteri taumaturgici. Mentre in un angolo nascosto e in attesa di restauro si celano due sarcofagi in pietra raffiguranti cavalieri templari e un incredibile fonte battesimale riccamente lavorato. Tutto il centro storico comunque è di grande suggestione con le sue strette vie, le fontanelle, le piazzette incorniciate dai monti tutt’intorno. Degna di una citazione è la collezione del museo ospitato nella chiesa di Sant’Agostino che raccoglie oltre alle opere d’arte provenienti dal territorio vissano anche sei opere manoscritte di Giacomo Leopardi, tra cui “L’Infinito”. Forse pochi sanno che Visso non ha sempre avuto l’aspetto attuale. Prima del 1300 infatti la piazza del Paese non era altro che il letto del fiume Ussita, poi deviato. Successiva ad un’alluvione nel 1800 è invece la costruzione degli argini in pietra con conseguente elevazione del piano stradale di parte della città e il taglio della chiesa di San Francesco e la ricostruzione pietra su pietra della sua facciata ben otto metri dietro. Una visita a Visso non può dirsi compiuta senza ammirare una delle sue frazioni più suggestive, ovvero il santuario di Macereto. La costruzione è situata a circa 1000 metri d’altitudine sull’omonimo altipiano circondato dalle vette maestose del Monte Rotondo e del Monte Bove. Un luogo magico, specialmente in certi giorni primaverili quando il cielo e sereno e il bianco della pietra risplende tra il verde dei prati e dei boschi circostanti mentre tutt’intorno i monti innevati si stagliano contro l’azzurro del cielo. La storia racconta che nel 1359 i muli che trasportavano una statua della Madonna di Loreto diretta al Regno di Napoli, giunti sull’altopiano, si arrestarono e non vollero saperne di proseguire. Questo fu interpretato come un segno divino e si decise di lasciare la statua in quel luogo e per custodirla fu eretta una piccola cappella. Successivamente nel 1528 venne eretto il santuario su progetto dell’architetto Giovan Battista da Lugano che riprese un precedente progetto bramantesco. Il complesso, che rappresenta una delle più alte espressioni dell’architettura rinascimentale delle Marche, è costituito dalla chiesa, dalla Casa dei Pellegrini, dalla Casa del Corpo di Guardia, dal Palazzo della Guaite e dal lungo porticato dove trovavano rifugio i cavalli e i pellegrini. La, a pianta ottagonale presenta al suo interno dei pregiati affreschi di Simone De Magistris mentre la statua della Madonna oggi non si trova più qui ma viene conservata a Visso. A pochi chilometri da Macereto in direzione Fiastra si incontra la minuscola frazione di Cupi, poco più di un pugno di case circondate dai pascoli. Proprio i pascoli sono la ricchezza di questo paesino, qui infatti si allevano da sempre le pecore di razza sopravissana, nota soprattutto per la sua grande capacità di resistenza ai climi rigidi, apprezzata per il suo latte e la qualità delle carni e per la lana simile alla merinos. L’importanza dell’allevamento a Cupi è testimoniata anche da un piccolo ma suggestivo museo della pastoriziaLungo la Valnerina, sulla strada che da Visso conduce a Terni, dopo aver superato le strette gole, scavate nei millenni dall’impeto del fiume Nera si incontra il bivio che sale verso Mevale. Percorsi pochi chilometri di una strada malmessa e polverosa si arriva nella minuscola frazione, che a prima  vista appare quasi desolata e con alcune case che portano ancora i segni del terremoto del 1997. Ed è proprio con i terremoti che la piccola frazione ha combattuto nei secoli. Vedendo il borgo odierno infatti in pochi potrebbero pensare che un tempo era sede di una fiorente comunità aperta alla cultura e alle artiIntorno al 1400 il paese e il suo perduto castello ospitavano una scuola di artisti, pittori e scalpellini e tra di loro i più accreditati erano gli Angelucci. Oggi le testimonianze dell’antica magnificenza di Mevale e della sua famiglia di artisti si trova nella Pieve del paese dedicata alla Madonna del Monte, dal nome del dipinto, oggi custodito nella pinacoteca di Visso, al quale  un tempo venivano attribuiti poteri miracolosi. Proprio alla devozione dei pellegrini si deve la conservazione della chiesa che a differenza del borgo e del castello è stata più volte restaurata a seguito dei numerosi terremoti che hanno colpito la zona, il più grave dei quali, nel 1703 provocò l’abbandono del paese e la fine della sua prosperosa scuola d’arte. Ma grazie a numerosi interventi di restauro, la pieve conserva ancora oggi i numerosi affreschi, rappresentanti la Madonna e i Santi che nonostante i danni subiti nel corso dei secoli continuano a testimoniarne la grandezza. Chi arriva a Visso e nelle sue frazioni trova uno scrigno di arte e cultura e paesaggi di rara ricchezza, un luogo magico dove ritemprare il corpo e l’anima…

Chi volesse saperne di più può consultare il sito Moving Art, curato da Enrico Franconi, senza il quale non avrei potuto scrivere quasi nulla di quello che avete appena letto. Oppure può rivolgersi direttamente ad Enrico presso il Bar Sibilla e magari gustare alcune delle sue fantastiche creazioni…