I Racconti Dello Stomaco

Il mondo con gli occhi e la fame di un gastronauta

La Compagnia del Bicchiere: tra le nevi della Terra di Mezzo

Ve la ricordate “La Compagnia del Bicchiere” protagonista di tante eroiche gesta in quel di Santa Massenza? Sono tornati per una missione ancora più difficile: attraversare il Pian Perduto innevato con le ciaspole e scalare i monti della “Terra di Mezzo” per giungere al meritato convivio in quel di Castelluccio al cospetto di Luigi de Lu Soccio dove anche una sorpresa li aspettava. Sembrava impossibile ma con loro avevano la grappa di Messer Graziano e un altro potente elisir: l’acqua della Pieve…ecco com’è andata:

In quello dì tutto bianco era lo Piano Perduto, siffatti tanta era la neve che lo Dio aveva mandato sulla terra. La Compagnia al limitar della piana s’era riunita: c’era Jonny Maso che tanto aveva peregrinato ne lo stivale italico e da uno de li suoi viaggi s’era portato la Dama de lo Casalecchio che della pianura era natìa e mai aveva visto tali imponenti monti e lo sangue tutto le se gelava nelle vene al pensar di tanto ardita impresa. Con loro c’erano li compagni dell’avventure a Maxentia: Messer Ge e la Gilda, la Saggia Eva, Lo Fante de lo Lago e Donna Federica. Poi chiamati da li loro compari per l’avventure s’erano uniti a lo manipolo anche Lo Marco de le Busche che de Rsumiglio avea fatto arte, Mastro Raccu maestro d’ascia, Lu Stuppì che de l’acqua magica della Pieve ero lo guardiano e infine dall’altra parte dello mondo era venuta anche La Dama Francisca de la Brisbanica Contea.

A lo ritrovo trovarono altri compagni d’avventura capitanati da lo Vecchione de la Marca che diede loro i calzari magici con cui traversare lo mare di neve senza che li piedi avessero a sprofondare ne lo soffice bianco manto.

Lo cammino era lungo e la fatica li coglieva a ogni passo ma lo prode Jonny Maso avea l’otre co lo liquido magico di Maxentia che a li compagni dava per infondere loro la forza de lo Messer Graziano. Anche Lo Ge s’era portato la portentosa bevanda e anche lui ne beveva mentre le fauci masticavano tutto quello che la Gilda avea portato per placar quello stomaco feroce. Li Stuppì invece che della terra di Maxentia la pratica non avea possedeva un’acqua non meno potente dello trentino fluido: un’acqua che a vedella come  de la fonte pareva ma che quando ne lo corpo ti entrava tutto un fuoco metteva e le gambe pareva che da sole marciava. Se chiamava acqua de la Pieve e da quello che le genti raccontavano da un certo Girolamo Alchimista fu inventata e a tutta quella gente che la beveva infondeva una forza che manco cento omini forti c’avea.

Lo bianco tutto avvolgea e lo sguardo correva lassù dove la meta era posta prima la piana poi lo bosco e l’erta de lo monte lo cammino era lungo ma lo coraggio li sosteneva.

Poi dalla cime de lo monte finalmente la meta finale scorsero: Lo Castelluccio Nursino e sotto tutta la gran piana e li Mergani, lo gran fosso dove l’acqua tutta spariva che sembrava che l’inferno stesso se la inghiottiva. La fatica era stata tanta ma lo panorama li rinvigoriva e lo pensiero del lo convivio che li attendeva forza e coraggio a loro dava.

Così eccoli giunti a lo Castelluccio Nursino e con grande sorpresa ad attenderli trovarono lo compagno di tante avventure: Mr. Talisker de la terra di Scozia venuto fin li con tre madonne che lo vino diedero loro e a lo tavolo de Lo Soccio accompagnarono. Qui grande fu la magnata epecialmente lo Ge che de tanto cammino la fame de cento omini avea e lo vino a fiumi scorreva che e li canti e li racconti de cotanta avventura ebbero a narrar fino a lo calar della notte.

 

 

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